“Memorie dal sottosuolo”: auguri Fëdor!

È forse possibile che un uomo, conoscendosi, nutra il minimo rispetto per se stesso?

Oggi, per celebrare il duecentesimo anniversario della nascita del nostro caro Fëdor, vi parlerò di uno dei suoi libri più particolari.

“Ricordi dal sottosuolo” è indubbiamente il romanzo dove Dostoevskij definisce in modo chiaro e indiscutibile il suo pensiero e il suo obiettivo come scrittore: studiare l’uomo inteso come un essere ultra-pensante e individuare, quindi, quel sottosuolo in cui esso si chiude, rifiutando “la vera vita”, circondandosi dalle sue contraddizioni e dalle sue ossessioni ma, soprattutto, da quella cieca rabbia dovuta alla consapevolezza della propria inutilità.

Leggere Dostoevskij cambia il proprio modo di vedere il mondo ma, soprattutto, di considerare l’uomo e l’umanità.

Il protagonista del romanzo, un personaggio contraddittorio ed enigmatico su cui si potrebbe scrivere un saggio, divide il genere umano in due grandi categorie: gli uomini d’azione e gli uomini dalla “coscienza ipertrofica”. Gli uomini d’azione sono quelli che riescono ad agire perché liberi da ogni dubbio e ogni rimorso; i secondi, invece, riflettono. Riflettono tanto, riflettono troppo e in modo sbagliato, cominciano a fantasticare, ad idealizzare, e alla fine di tutto sono costretti ad un’inerzia perenne, paralizzante.

Giacché la sofferenza è la vera origine della coscienza. E sebbene io abbia di chiarito fin dal principio che la coscienza, secondo me, è la più grande disgrazia per l’uomo, tuttavia so bene che essa sta tanto a cuore all’uomo che egli non la scambierebbe con nulla al mondo. […] Tutto quello che si potrà fare sarà di dimenticare i propri cinque sensi e sprofondarsi nella contemplazione. Grazie alla coscienza, anche se si arriverà pur sempre al medesimo risultato, e cioè che non c’è nulla da fare, per lo meno sarà possibile di tanto in tanto darsi delle buone frustate, ed è pur sempre una cosa che tira un po’ su. Per quanto tutto ciò sia retrogrado, è sempre meglio di niente.

Sulla base di questo, si costruisce la prima parte del romanzo, “il sottosuolo”, dove il protagonista mette in luce tutto il suo contrasto interiore e il suo “autoseppellirsi nel proprio dolore”. È un uomo che ama la sofferenza, è la personificazione di tutti gli esseri umani afflitti dalla pena del pensare e del comprendere, del voler sempre andare oltre le cose fino all’eccesso.

Un uomo che condanna questa sua coscienza tanto controversa (che definisce addirittura una malattia), che si descrive mettendo in mostra tutta la sua irrazionalità, la sua crudeltà e viltà, definendosi una nullità, “ancor meno di un insetto”, ma al contempo riconoscendo di essere più intelligente degli altri; disprezza e ammira questa sua intelligenza, come disprezza e apprezza discretamente se stesso.

Insomma l’uomo è fatto in modo comico; è evidente che in tutto ciò si nasconde un enigma. […] E all’uomo talvolta piace terribilmente la sofferenza, gli piace alla follia, e anche questo è un fatto.

Dostoevskij intraprende quindi un vero e proprio “viaggio” all’interno di questo sottosuolo (metaforico e non), all’interno del Male, all’interno della coscienza di quest’uomo, all’interno delle sue angosce e dei suoi eccessi, dei suoi repentini cambiamenti d’umore e delle oniriche fantasie che inevitabilmente caratterizzano la sua greve esistenza.

Con questo romanzo, lo scrittore russo si è posizionato indiscussamente al primo posto tra i miei scrittori preferiti. La cosa che più mi ha colpito all’inizio (e che ancora mi lascia esterrefatta) è la sua maestria nel disegnare la degradazione e il deterioramento morale e fisico a cui sono destinati i protagonisti dei suoi romanzi “della maturità” (come, ad esempio, Raskolnikov, di “Delitto e Castigo“) e, al contempo, il suo riuscire a condurre imperterrito questa sua ricerca alla scoperta dell’Uomo.

L’uomo è un mistero. Un mistero che bisogna risolvere, e se trascorrerai tutta la vita cercando di risolverlo, non dire che hai perso tempo; io studio questo mistero perché voglio essere un uomo.

Fëdor Dostoevskij, diciassettenne, al fratello Michail

Classificazione: 5 su 5.

Posso concludere augurandovi una buona lettura e congratulandomi con il nostro amico per la sua stupenda produzione letteraria. Altri 200 di questi anni, Fëdor!

15 risposte a ““Memorie dal sottosuolo”: auguri Fëdor!”

  1. Ciao Gabriella, bella recensione! Questo libro ce l’ho in ebook, ma sto seriamente pensando di acquistarlo cartaceo; invece, di ” Delitto e castigo” ho una versione un po’ datata, scritta con caratteri minuscoli…
    Buona serata! 😉

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    1. Anche la mia, è del ‘95! Però si sa, le edizioni vecchie sono le migliori 😉

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      1. Sono d’accordo! 😉

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  2. Ho appena letto questo libro (primo impatto assoluto con Dostoevskij) ed è stato inevitabile passare subito a un altro suo romanzo! Ho scelto “Delitto e castigo”

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    1. Ottima scelta! Io ho iniziato con “Delitto e castigo” e “le notti bianche”, ma la lista dei desideri è ancora molto lunga 😀
      “Memorie dal sottosuolo” è un libro molto particolare. Come ti è sembrato?

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      1. Mah, è stato il primo impatto con Dostoevskij quindi… impegnativo e angosciante ma anche incredibilmente coinvolgente. La prima parte, fatta quasi solo di riflessioni di questo terribile uomo, ha richiesto una bella pazienza, ma se la superi riesci veramente a capire la seconda e questo personaggio in cui credo ognuno di noi può riconoscere certe debolezze

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      2. Già… ci ho impiegato un po’ per leggerlo, ma alla fine ne è valsa la pena. Quando leggi Dostoevskij hai l’impressione di star chiuso in una stanza a fissare la stessa macchia per ore. Quando poi riesci ad uscirne, sei capace di vedere il mondo come nessun’altro!

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      3. Sì, è proprio l’impressione che ho avuto con le “Memorie”. Per altro, tra i vari libri che ho iniziato in questo periodo, vedo che tendo sempre a prendere in mano Dostoevskij. Decisamente si sta impossessando di me 😀

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      4. È l’unico Dio in cui io abbia mai creduto 😉

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  3. Ottima analisi! È il mio preferito di Dostoevskij. Breve, intenso, elegante e ricco di introspezioni estremamente interessanti

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    1. Concordo, l’ho adorato! Anche se a tratti è un po’ cervellotico 😉

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      1. Se ti piace il genere cervellotico-introspettivo, autori come Hamsun, Céline, Mishima, il Silverberg di Morire Dentro e, soprattutto, Drieu la Rochelle si avvicinano molto

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      2. Grazie mille per il consiglio! Leggerò sicuramente qualche loro romanzo 😀

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  4. […] “Memorie dal sottosuolo”, Fëdor Dostoevskij […]

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