“Delitto e Castigo”, il tormento di una vita in Siberia

Almeno una volta nella vita abbiamo tutti sentito nominare il celeberrimo autore russo Fëdor Dostoevskij, autore di alcuni dei pilastri della letteratura russa. Il primo libro che ho letto di questo scrittore è stato Delitto e Castigo, un libro che mi ha catturata fin dalle prime righe e che mi ha segnata nel profondo.

Quasi 600 pagine ricche di analisi psicologiche, descrizioni del mondo interiore dei personaggi e, soprattutto, un’accurata e studiata sceneggiatura creata per rendere il contesto ancor più angosciante, desolante.

Io, da amante di questo genere di libri, come potrete ben immaginare, non ho più staccato gli occhi dalle pagine per giorni e giorni. E, alla fine, dopo quasi un mese, ho chiuso il libro e ho constatato che Dostoevskij era ufficialmente diventato il mio scrittore preferito.

A volte l’uomo è straordinariamente, 
appassionatamente innamorato
della sofferenza.

La trama di Delitto e Castigo è abbastanza lineare: il protagonista è un giovane che viene espulso dall’università e che vive in una squallida camera in affitto a Pietroburgo. Alla storia di questo giovane, Rodiòn Romànovič Raskolnikov, s’intreccerà quella della sorella, promessa in sposa ad un uomo che Raskolnikov non riesce ad accettare e quella della famiglia di Semën Zacharovič Marmeladov, un ubriacone che Rodiòn incontra in una bettola e che gli racconta della sua drammatica e sfortunata esistenza.

A questi personaggi si aggiungerà, poi, Sonja Marmeladova, la figlia di Marmeladov, una ragazza costretta a prostituirsi per guadagnarsi da vivere, verso quale poi Raskolnikov proverà sentimenti molto profondi e complicati.

Il clou della storia arriva nel momento in cui Raskolnikov, per dimostrare a se stesso di essere un uomo eccezionale, uccide una vecchia usuraria. Poi, spinto dai sensi di colpa, decide di costituirsi.

LA MIA OPINIONE

Ritengo superfluo dire che ho adorato questo libro sin dalle prime pagine.

La trama così ben costruita, le accurate descrizioni dei personaggi (presentati con tutte le loro debolezze, tutti i loro limiti) e l’aggiunta di situazioni angoscianti che ti segnano nell’anima sono le cose che mi sono piaciute maggiormente di questo libro.

Dostoevskij, in più, ha la straordinaria capacità di formare frasi complesse e profonde che riescono a fornire un’immagine quasi plastica della situazione. Si nota subito come in questo libro si riflettano gli eventi più significativi della vita dello scrittore, come, ad esempio, l’enorme timore per la condanna a morte (a causa della sua adesione ad un partito socialista) che, poi, era mutata nel lungo e tormentoso esilio in Siberia.

“Dove ho letto che un condannato a morte, un’ora prima di morire, dice o pensa che se gli toccasse vivere su un’alta cima, su una roccia, o su di uno spiazzo tanto stretto da poterci posare solamente i suoi due piedi – e intorno a lui ci fossero degli abissi, l’oscurità eterna, un’eterna solitudine e un’eterna tempesta – e dovesse rimaner così, in un arscin di spazio, per tutta la vita, per mille anni, in eterno, preferirebbe vivere in quel modo che morire subito? Pur di vivere, vivere, vivere! Vivere come che sia, ma vivere!… che verità! Che verità! Signore! È vile l’uomo!… Ed è vile chi per questo lo chiama vile.”

Rodiòn Romànovič Raskolnikov

Consiglio di leggere questo libro a chi abbia molto tempo a disposizione in quanto è un romanzo piuttosto impegnativo che richiede attenzione, in primo luogo perché altrimenti sarebbe difficile seguire la storia, ma anche perché leggere di fretta un capolavoro del genere significherebbe non comprenderne appieno il significato.

Sono rimasta un po’ amareggiata quando l’ho finito di leggere, non perché il finale mi avesse delusa o altro, ma perché non riuscivo a credere di dover abbandonare quella lettura. Mi ha fatto davvero uno strano effetto smettere di fissare quei minuscoli caratteri per ore e ore ogni giorno.

Come ho già detto, è un libro che ti segna nel profondo. Quel tipo di libro che non dimentichi molto facilmente.

Un libro che va letto almeno una volta nella vita.

Classificazione: 5 su 5.

(Peccato non si possano mettere 6 stelle!)

2 risposte a "“Delitto e Castigo”, il tormento di una vita in Siberia"

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