“Magnete” di Stefania Meneghella, un viaggio nella testa di chi ci ha fatto soffrire

Il mio dolore è come calamita: attira i cuori più deboli che, fatti di ferro, restano incollati alla mia pelle senza staccarsi mai. Sono fatta di magnete e di magnete voglio morire…

“Magete” è un romanzo psicologico scritto dall’autrice emergente Stefania Meneghella. L’ho cominciato a leggere mossa dalle più alte aspettative e, devo dire, questo libro mi è piaciuto addirittura più di quanto mi aspettassi.

Virginia si trova nel bel mezzo del primo lock-down. Chiusa fra le mura di casa, senza via d’uscita, comincia a ricordarsi di lei, Sofia, quell’amica a cui era tanto legata e che è stata capace di farla soffrire come nessun altro. Inizia, così, un viaggio tra i ricordi di Sofia, la ragazza algerina dal “cervello strano”, la ragazza dalle tante maschere, la ragazza falsa, la ragazza cattiva, la ragazza bugiarda in cerca di approvazioni.

Sofia, in effetti, è quasi vittima dei propri pensieri invadenti. È cresciuta troppo in fretta. Senza un padre, con la consapevolezza di “essere sbagliata”, con una madre dalle alte aspettative e l’anima divisa fra le sue due nazionalità (italiana e algerina). Sofia non sa chi è, non riesce a trovare una vera e propria identità, si ritrova costantemente ad indossare maschere, ferisce le persone, mente spudoratamente perfino alle sue migliori amiche per sembrare migliore di quanto in realtà non sia oppure, semplicemente, per avere la loro più completa attenzione.

Una vita caratterizzata da anoressia, bulimia, incertezze. Un padre assente, un’infanzia mai vissuta, il tentativo vano di ritrovare se stessa. Ma, soprattutto, la diagnosi di una patologia psichiatrica.

Senza la consapevolezza di se’, Sofia non ha una vera e propria identità. Non è altro che un corpo che indossa maschere, che si nasconde, non è altro che un cervello malfunzionante, è un inconscio iperattivo, è un essere subdolo.

O, forse, solo una vittima di tutte le complicazioni che la vita le ha posto di fronte.

Poi aprivo gli occhi e la realtà aveva tutto un altro sapore. Era il sapore della sconfitta.

Lo stile della scrittrice è semplice e fluido, ricco di personificazioni e metafore che rendono la lettura estremamente piacevole. L’idea di un viaggio all’interno del cervello di qualcuno è molto originale e mi ha entusiasmata particolarmente in quanto questa tematica (quella del cervello, per l’appunto) mi ha sempre affascinata.

Che dire, un libro consigliato al cento per cento!

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