Storia di dubbi e riflessioni #2

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Avevo bisogno di fermarmi un attimo, di mettere un po’ di ordine nella mia testa. Di provare a capire cos’è che cerco di raggiungere veramente. Tutto nella mia mente è confuso, come al solito. Talvolta cose di poco conto mi paiono come muri troppo alti da scavalcare. Mi sento quasi soffocare. Poi, qualche attimo dopo, un pensiero mi attraversa la mente, un pensiero sciocco, frivolo che, però, mi concede un attimo di pace. Mi permette di aggirare il muro e di dimenticarlo. Di lasciarmelo alle spalle una volta per tutte. Affascinante, la mente degli uomini. Si lascia ingannare da tali sciocchezze pur di avere un attimo di beatitudine.

Mi trovo da qualche parte nella mia anima, mentre le solite domande esistenziali mi invadono la mente. Mi soffocano. Quasi non mi accorgo di loro in un primo momento… ormai fanno praticamente parte di me, mi stupirei se non fossero sempre lì, pronte a tormentarmi. Poi, però, inizio ad analizzarle attentamente. Iniziano a prendere davvero forma nella mia testa, diventano cose quasi concrete. Vorrei poterle toccare per farle svanire nel nulla, ma so che ogni mio sforzo è vano.

Il metronomo sul tavolo batte i secondi. Il suo rumore metallico, netto, preciso risuona nell’aria, nel silenzio più totale. Mi soffermo su quella piccola asta che oscilla, sempre puntuale. Non tarda neanche di un millisecondo. Fuori dalla finestra, il vento s’insinua tra i fiori colorati e le foglie di un verde cangiante. La luce invade la stanza, ma io riesco a vedere soltanto il metronomo che scandisce i battiti del mio cuore, i miei respiri. Riesco a vedere solo quel pezzo di ebano e quell’asticella di metallo. Il suo rumore quasi mi penetra nelle ossa, mi ispira un senso di serenità. Mi permette di estraniarmi da tutto e da tutti e di lasciare che i miei pensieri si dilaghino nella stanza, così da poterli percepire meglio. Così da poterli analizzare nella loro interezza, di poterli percepire per quello che sono realmente, senza incorrere nel pericolo che la mia mente ne modifichi le dimensioni.

Mi chiedo cosa sia la vita. Perché sono qui, oggi, in questo momento? Cosa rimarrà di me quando non sarò altro che un ammasso di sostanze organiche privo di vita? A volte perdo anche la percezione di me stessa, persa in questi dubbi. Mi dimentico di avere un corpo, di trovarmi in un luogo ben preciso, con delle persone che mi guardano, che mi parlano. Mi tolgo il costume, rimango solo con la mia mente affollata, in mezzo ad una stanza, con un metronomo che batte i secondi, che mi ricorda che il tempo scorre e che io lo sto sprecando tormentandomi con questi stupidi dilemmi.

continua…

3 risposte a "Storia di dubbi e riflessioni #2"

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