“L’isola di Arturo”, la storia di una casa, un ragazzo e del suo sogno di fuggire

Questo è il primo libro che leggo di Elsa Morante e, se devo essere sincera, non mi aveva particolarmente entusiasmata all’inizio. Poi, invece, l’inaspettato: penso che ora, dopo averlo chiuso una volta per tutte, ho capito di aver terminato uno dei libri più belli che abbia mai letto In vita mia. La trama è molto semplice e, infatti, quello che colpisce di più sono i significati allegorici che si nascondono dietro ogni frase e lo stile adoperato dalla scrittrice: sublime, semplicemente. Nonostante vi siano termini utilizzati nel parlato quotidiano napoletano (e che quindi potrebbero sembrare poco eleganti), ogni singola riga di questo libro porta con sé un significato metaforico inesprimibile.

Sarà forse per le numerosissime personificazioni e similitudini che si possono incontrare durante la lettura che si ha subito un’immagine ben chiara della situazione: la “casa dei Guaglioni”, l’aspetto dei personaggi (descritti minuziosamente senza sfociare nell’eccesso) etc.
Un’altra cosa che mi è piaciuta sono la chiarezza e la schiettezza con cui la Morante descrive la situazione sociale dell’epoca, senza eufemismi e giri di parole, raccontandoci la cruda verità di una collettività maschilista proprio dagli occhi di un ragazzo, Arturo, il quale lui per primo ha pregiudizi riguardo al genere femminile, che disprezza.

Ma essa, credo, non aveva pensieri, e nemmeno era consapevole di non essere felice.

Arturo è un ragazzo guerresco e forastico, sogna un futuro avventuroso e glorioso e conduce la sua esistenza rinchiuso tra le sue fantasie. Con il passare del tempo scopre l’amore, l’amicizia, ma anche la delusione e la gelosia e nel suo animo tutte le emozioni tendono ad assumere dimensioni di gran lunga più importanti rispetto alla realtà.

Alla fine, però, si rende conto che la sua isola, la sua cara vecchia Procida, contiene troppi ricordi.

Potrei definire questo quasi un libro magico, misterioso. La favolosa isola di Procida, alla quale Arturo è inevitabilmente legato profondamente, rappresenta la giovinezza, quel periodo fantastico fatto di cose semplici e puerili, mentre, dal canto suo, Arturo vorrebbe solo crescere, scoprire cosa c’è dietro quel velo misterioso che separa l’infanzia dall’età adulta. Vorrebbe scappare via da quel padre imperscrutabile e distaccato verso il quale prova un inspiegabile senso di stima, eppure è sempre lì, ad aspettare che torni da uno dei suoi “viaggi fantastici”; vorrebbe poter salpare, andare via per sempre, dimenticare i suoi dolori. Vorrebbe poter esplorare il mondo, stufo della sua monotona quotidianità e delle sue fantasie, che quasi gli sembrano destinate a rimanere tali per sempre.

E un giorno parte. Parte e chiude gli occhi per non vedere la sua isola sparire davanti ai suoi occhi.

Classificazione: 5 su 5.

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9 risposte a "“L’isola di Arturo”, la storia di una casa, un ragazzo e del suo sogno di fuggire"

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  1. Bella recensione, brava! 🙂 Acquistai il libro in edicola, molti anni fa, nella collana Evergreen; quell’uscita prevedeva, oltre al romanzo in questione, un altro noto romanzo, “Il vecchio e il mare”, che anche lessi, ma non mi piacque per niente. La tua recensione mi ha fatto venire voglia di riprendere il libro della Morante, e di leggerlo… Grazie di cuore! 🙂

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  2. anch’io ho appena finito di leggerlo. al contrario di te mi ha molto entusiasmato la prima parte, mentre sono arrivato un po’ stanco verso il finale, perchè Arturo mi è sembrato sempre meno credibile nei suoi atteggiamenti a mano a mano che cresceva, troppo repentini i sbalzi di umore e di sentimenti, soprattutto nei confronti della matrigna.
    ottima la scrittura con una ambientazione accuratissima che fa dell’isola una protagonista.
    ml

    Piace a 1 persona

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