“A 15 anni sei troppo vecchio”, il debutto di Markus Zusak

«Sta lottando contro il mondo». E poi guardo il perdente al centro del cerchio, che continua a battersi, resta in piedi, cade e si solleva di nuovo, per poi ricominciare. Continua a combattere, senza badare alle volte che finisce al tappeto. Si rialza sempre. Qualcuno lo incita. Altri ridono e lo bersagliano di rifiuti.
Una sensazione nasce dentro di me.
Guardo.
Gli occhi mi si riempiono di lacrime, mi bruciano.
«Può farcela?»
Lo chiedo ad alta voce, e adesso neanch’io riesco a smettere di fissarlo.

Markus Zusak non delude mai. L’ho già detto in un vecchio articolo, vero? Ma non posso ometterlo. Markus Zusak non delude mai.

“A 15 anni sei troppo vecchio” è un libro che ho terminato in un giorno e, anche se all’inizio non sembrava altro se non uno squallido romanzo privo di alcuna logica, si è rivelato essere, come tutti i romanzi di Zusak, d’altronde, incredibilmente introspettivo.

Questa è la storia di un quindicenne di nome Cameron Wolfe. È un adolescente. Un adolescente come tanti e, dunque, si ritrova a fronteggiare i disagi e i timori di questo delicato periodo della vita.
Spesso si sente sbagliato. Si sente un pervertito, uno stupido ragazzo in cerca di guai (una ricerca che è completa solo grazie all’aiuto di suo fratello Rube; una ricerca quasi morbosa che, però, fallisce sempre miseramente). Ma poi conosce lei, Rebecca e capisce che quello che vuole realmente è essere una persona migliore. Vuole potersi distaccare dallo squallido ambiente in cui vive, vorrebbe poter rendere felice una ragazza vera (per citare le sue parole), vorrebbe “elevarsi”, per così dire.

Lo stile del romanzo è molto particolare: alle descrizioni degli eventi più importanti della vita di Cameron si alternano i suoi più assurdi sogni. Sogni metaforici, sogni talvolta malati, assurdi, davvero assurdi, ma che riescono a rappresentare la realtà vissuta dal ragazzo con una semplicità assoluta. Riescono a mostrare la parte più profonda della storia, riescono a dar voce alle vere intenzioni e paure di Cameron, facendoci guardare il tutto da una prospettiva del tutto diversa.

Ho trovato questo libro estremamente interessante in primo luogo perché all’inizio, come tutti i libri di Markus Zusak, potrebbe risultare grossolano e molto superficiale quando in realtà, andando davanti, ci si rende conto di come la capacità di Zusak di rendere ogni cosa sempre più introspettiva, sempre più metaforica riesca sempre a caratterizzare i suoi romanzi in maniera radicale.

Ho trovato molto interessante l’allegoria che c’è dietro la narrazione degli eventi della vita di Cameron, in quanto ogni vicenda specifica è associata ad un sogno e, come ho detto già prima, i sogni non sono altro che narrazioni metaforiche che ci permettono di analizzare la parte più profonda di questa storia.

Un’altra immancabile caratteristica di questo romanzo è il fatto che Zusak sceglie sempre dei soggetti piuttosto particolari. Facciamo l’esempio de “Il Ponte d’Argilla”, dove i protagonisti sono quattro fratelli sgangherati, orfani di madre e con un padre assassino (e che hanno addirittura un asino in casa!), che lottano e fanno a botte. Di conseguenza durante le prime pagine ci si porta a chiedersi se questo libro sia davvero così bello come dicono.

La stessa cosa vale per “A 15 anni sei troppo vecchio”, dove i protagonisti sono dei semplici ragazzi che non fanno altro che compiere degli atti semi-delinquenziali che alla fine falliscono miseramente. Tutto ciò non è altro che la metafora di una società lurida e deceduta, dove gli esseri umani devono lottare per resistere e sopravvivere.

Classificazione: 5 su 5.

Per leggere le altre recensioni sui romanzi di Markus Zusak, potete cliccare qui.

2 risposte a "“A 15 anni sei troppo vecchio”, il debutto di Markus Zusak"

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